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Convento dei frati minori di San Francesco a Verona: La Tomba di Giulietta e il Museo Giovanni Battista Cavalcaselle

Avevamo già visitato la Casa di Giulietta (QUI) adesso, come ultima tappa del nostro soggiorno veronese, occorreva fare visita al luogo dove la nostra bella riposa.

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Superiamo le mura della città, diretti al Convento dei frati minori di San Francesco fondato nel 1230, a soli quattro anni dalla morte di San Francesco d’Assisi.

L’edificio, come tutti gli edifici più antichi, subì modifiche nel tempo, passando dall’Ordine francescano a quello delle monache benedettine. Divenne nell’800 orfanotrofio e poi, verso la seconda metà del ‘900 venne recuperato e allestito il museo e la tomba di Giulietta, collegando così, secondo la tragedia di Shakespeare, il complesso alla storia della nostra eroina.

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All’ingresso una lastra marmorea ci rammenta l’ultimo drammatico addio, quello in cui Romeo crede che la sua amata Giulietta sia morta.

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Ad accoglierci (oltre la biglietteria! 😛 ) c’è il chiostro nel monastero, un luogo silenzioso, tranquillo…l’aria è buona, senti il fruscio dell’acqua provenire da una fontanella, gli uccellini cantano, il sole è caldo ma riservato…

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La sistemazione del giardino risale al 2004…un magico connubio fra arte e vegetazione, rende tutto etereo…

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All’interno del monastero si trova il Museo Giovanni Battista Cavalcaselle, istituito nel 1973 con lo scopo di esporre al pubblico gli affreschi staccati dai palazzi, dalle chiese e dai conventi alla fine dell’800. Cavalcaselle fu un pioniere della storia dell’arte e delle moderne teorie del restauro e proprio a lui, il direttore dei Musei Civici, Licisco Magagnato decise di dedicare il museo.

Sono curiosissima di visitarlo, ma prima dobbiamo andare da lei.

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Scendiamo la scivolosissima scala e ritroviamo il consueto odore di umidità delle cripte…il corridoio, sempre più stretto, ci porta all’interno di una sala circolare.

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Tutto intorno a noi solo lapidi e lastre marmoree…non subito mi accorgo del sarcofago…

Immagine correlata

Impossibile riuscire ad addentrarsi nel loculo, impossibile riuscire a muoversi.

L’immagine sopra (di proprietà di gettyimages) è scattata dall’interno ma dei pali in ferro impedivano di poter circolare intorno al sarcofago…rovinando anche un po’ la teatralità del luogo…

Mi aspettavo un po’ di più. Mancava romanticismo, non sono riuscita ad immedesimarmi perfettamente nella vicenda letteraria…

Un po’ delusa, torno su e mi dirigo verso il museo…lì tutto torna a splendere!! ❤

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Il museo, come già accennato, è ricco di opere e affreschi staccati da edifici non più esistenti…fra cui il ciclo pittorico del Sacello rupestre di San Michele.

La cappella, dalla quale giungono, risaliva al periodo alto medievale e vi si alternano due cicli datati 996.

Il primo strato più antico venne riportato alla luce nel 1885 e poi venne staccato negli anni ’60. Di stile ottoniano, non sembra vi siano rappresentazioni di San Michele, probabilmente perdute nei secoli. Il secondo ciclo, successivo, venne invece staccato nel 1885.

Per comprendere al meglio la sua composizione, mi è stato detto dal personale del museo che esiste una ricostruzione digitale a cura dall’Università di Verona…io purtroppo non sono riuscita a trovarla da nessuna parte… 😦

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Proseguendo, un’opera, sistemata in maniera molto scenografica, ci cattura!

Undici archi appesi al soffitto e sospesi… i luminosi affreschi realizzati da Altichiero nella seconda metà del 1300 e provenienti da un palazzo scalingero. Vi si trovano ritratti gli imperatori romani, come Antonio Bassano detto Caracalla, le imperatrici Sabina e Faustina e altri nobili profili.

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Questa spettacolare cavalcata rappresenta l’ingresso trionfale del di lì a poco imperatore Carlo V e Papa Clemente VII a Bologna nel 1530. Realizzato dalla bottega Ligozzi, si trovava nel salone principale della residenza Fumarelli a Verona, commissionato e mostrato con orgoglio dalla famiglia, in quanto il loro avo, Cristoforo Piacentini, aveva partecipato alla cerimonia con il titolo di cappellano di corte. Venne staccato nel 1800 e diviso in 13 pezzi.

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Verona è ricca di edifici affrescati non solo all’interno ma anche all’esterno e questo le diede la nomina di urbs picta, cioè città dipinta.

La pittura integrava e arricchiva l’architettura con un notevole risparmio sui costi. Dipingere un’architettura era sicuramente più economico che realizzarla di tutto punto. Oggi tuttavia gli agenti atmosferici hanno cancellato per sempre questo infinito patrimonio che possiamo ancora ammirare grazie al documento del pittore Pietro Nanin che nell’800 riprodusse, con cromie originali, tutte le principali facciate dipinte cittadine.

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L’esempio più famoso è il palazzo affrescato del ricchissimo produttore di seta Fiorio de Floriis, detto Fiorio Della Seta.

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L’edificio si affacciava sull’Adige , dipinto su tutte e quattro le facciate, fu demolito a fine 800 per la messa in sicurezza degli argini  del fiume.

Era imponente!! 😀

Prima del suo abbattimento vennero salvati gli affreschi ritenuti più significativi, in monocromo giallo e verde, a simulare finti rilievi.

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Questa qui sopra è una riproduzione tridimensionale esposta al museo…era un palazzo splendido! Un sogno…è triste pensare che ora non esiste più… 😦

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La Sala delle Muse di Paolo Farinati, possiede un ciclo pittorico risalente al 1560-70 e proviene dalla casa della famiglia Guarienti. Aperture reali e dipinte si alternano con finte colonne ioniche ricche di figure e luoghi incantati.

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I ciclo è legato al tema della virtù come via per la conquista dell’amore e dell’armonia, su cui regge tutto l’ordine celeste.

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Concludo la mia visita al museo con la cappella della Vergine nella chiesa di San Francesco, decorata in stucco. Sopravvisse perfettamente ad un incendio che nel 1624 devastò la chiesa e molti gridarono al miracolo (come sempre in queste circostanze) ! 😀

I più scettici invece sostengono che probabilmente vennero a crearsi particolari condizioni che permisero di recuperare magistralmente tutti i danni recati alle opere! 😀

Ma queste “particolari condizioni”, secondo alcuni, non escludono del tutto la mano divina…

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Il nostro soggiorno è terminato e lasciamo Verona con un’immagine simbolo della sua storia, delle sue vicende e della sua luce…

A presto, mia cara! 🙂

Bye!

ps. Come si è visto, avevo inizialmente diviso in tre parti il mio soggiorno a Verona ma ho successivamente preferito dedicare qualche articolo in più per dare il giusto spazio ad ogni cosa senza appesantire troppo il lettore con immagini e parole. Spero vi sia piaciuto.

A presto!

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